Te piace ‘O Presepe?
Un po’ di storia
Presepe, dal latino: praesaepe, ha un significato che si potrebbe tradurre in: luogo recintato o mangiatoia. Come forma rappresentativa, fa la sua comparsa in epoca medievale; sappiamo infatti dalle Fonti Francescane, che il Santo di Assisi, realizzò a Greccio il primo presepe vivente di cui si ha memoria, invitando alcune persone a impersonificare la natività in una grotta, siamo nel 1223.
Nel corso dei secoli la rappresentazione iniziò ad essere collocata anche nelle chiese fin dal centro – nord, raffigurando la sola natività nelle sue varietà, dal legno alla terracotta.
Piú tardi, nel 1340, la regina Sancia d’Aragona, moglie di Roberto d’Angiò, re di Napoli, regalò al monastero Napoletano delle Clarisse, un presepe di cui l’unica statuetta rimasta, quella della Vergine Maria, è conservata nel museo della certosa di San Martino.
Dobbiamo attendere il XVII secolo per giungere alla “modernizzazione” del presepe, e vederlo addirittura nelle case della gente comune. Alcuni affermano che fu San Gaetano, che visse a Napoli gli ultimi anni della sua vita, a introdurre la moda del presepe nelle chiese, accostandogli elementi di vita comune.
I Napoletani iniziarono ad appassionarsi al presepe, fino a farlo diventare un vero culto, sicché fiorirono le vendite parimenti agli artigiani, che iniziarono una vera e propria sfida tra loro, per chi producesse il presepe migliore.
Da quel momento in poi, la rappresentazione presepiale della natività, resterà nella forma e nello stile della Napoli settecentesca, forma che lo ha reso celebre in tutto il globo.
Via San Gregorio Armeno
È in questa via, che congiunge il decumano inferiore a quello maggiore, che negli anni si è sviluppata una vera e propria fiera del presepe. La via prende il nome della chiesa omonima, eretta nel IX secolo, sulle ceneri dell’antico tempio di Diana.
Insistono botteghe centenarie, e altre dove gli artigiani da più di quarant’anni si prodigano con maestria, per mantenere vivo l’interesse culturale del luogo e dell’arte in quanto tale, come Alessandro, della bottega: Originalità di Pulcinella
Alessandro come tutti gli operatori del luogo, è un vero sostenitore dell’artigianato, e soprattutto delle opere presepiali, messe spesso a dura prova dalla commercializzazione che negli ultimi anni imperversa nel cuore della città.
<Purtroppo la zona si è parecchio commercializzata, per andare incontro alle esigenze dei turisti, sicché è venuto meno anche nei Napoletani, il senso vero del presepe artigianale, che spesso è sostituito da oggetti di scarna fattura> lamenta in una chiacchierata, mentre con arte, armonizza colori su una ceramica della Santa Famiglia.
Un altro maestro dell’arte presepiale, è Aldo Vucai, della bottega Alpa presepi
Aldo deve la sua passione al nonno, ex tranviere, che nel dopo lavoro, si prodigava alla realizzazione dei Presepi. Il maestro Vucai non si accontenta di realizzare il classico presepe Napoletano, ma sorvola i canoni classici, per realizzare dei magnifici effetti ottici che rendono le sue opere magiche e sorprendenti
Imboccando via San Gregorio Armeno, è come entrare all’interno di un presepe. Di sera, l’atmosfera diventa pregna di magia, un misticismo capace di ingabbiare lo sguardo in ogni luogo, perché lì ogni luogo è carico di un fascino surreale.
Durante tutto l’anno, gli artigiani lavorano alla costituzione dei pastori e delle scenografie presepiali, come ci attesta lo stesso Alessandro, e il mastro Cesarini, uno scultore che oltre ai presepi, si dedica a una vasta gamma di opere
Spesso non è facile per gli artigiani, attendere al periodo natalizio, dove ci si aspetta di trovare un innalzamento delle vendite. Molti pur di mantenere salda l’originalità della propria arte, preferiscono mantenere l’identità di bottega presepiale, rifiutandosi di trasformarsi in un bazar.
Simboli del presepe Napoletano
Il presepe Napoletano, più di tutti gli altri, è ricco di simbologia. Uno di questi personaggi strettamente legato al mondo del simbolismo, è Benino
Benino ha un doppio significato, rappresenta cioè, il pastore che dorme, prima che gli angeli gli portino il lieto annuncio, come attesta il Vangelo secondo Luca: C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. LC 2, 8-14.
L’altro è un significato più mistico, in cui Benino sognerebbe di nuovo la nascita di Gesù, nel contesto della Napoli settecentesca, un sogno da cui nessuno lo deve svegliare, pena, la fine di ogni magia.
Altro elemento simbolico del presepe Napoletano, è l’inserimento delle colonne romane. Questo ha un significato prettamente religioso, e sta a indicare la vittoria del Cristianesimo sul paganesimo.
Un altro pastore che ha una collocazione quasi fondamentale nel presepe Napoletano, è Ciccibacco
Rappresentato spesso con un fiasco sotto al braccio, o seduto su una botte di vino, Ciccibacco, è la parte pagana che insiste in ognuno di noi. Egli pure dinanzi al miracolo della divinità, non rifiuta una buona bevuta. A Napoli questo personaggio ha dato spunto a una espressione usata per indicare un individuo un po’ brillo: me pare Ciccibacco ‘ncopp’ ‘a votte.
Bottegai, tavernieri, lavandaie; i semplici della Napoli settecentesca, sono tutti lì, a darci un ultimo e importante significato: Cristo nasce nel cuore di chi sa fargli spazio, di chi non ha altra ricchezza, se non la propria povertà. Ci si aspetta che anzitutto i Napoletani riacquistino la passione per il presepe, così come egli è, nella sua vera natura, forgiato dalle mani dei veri artigiani Partenopei, e non dalle fabbriche di qualsivoglia nazione
Zampognari
I zampognari sono un altro elemento della tradizione Natalizia Napoletana e strettamente correlato al presepe.
Un fenomeno più che altro meridionale, i zampognari si tramandano la loro opera di generazione in generazione, sono quasi tutti contadini, abitanti dei monti e dei piccoli villaggi di campagna, abituati a suonar la zampogna per tradizione durante i vari periodi dell’ anno, per una buona semina e che nel periodo natalizio, a partire dal giorno dell’ Immacolata si trasferiscono in città, per esibirsi nelle strade e nella case della gente davanti ai presepi, suonando la “novena” il Tu scendi dalle stelle. Un fenomeno che a Napoli esiste da tempi antichi. I zampognari si esibiscono in coppia, uno con la zampogna e l’ altro con la ciaramella, un tradizionale strumento a fiato.
Tu scendi dalle stelle
Dobbiamo a Sant’ Alfonso Maria de Liguori, vescovo Napoletano, la famosa canzone Natalizia Tu scendi dalle stelle.
Essa non è altro che la traduzione dal Napoletano di Quanno nascette ninno, scritta dallo stesso vescovo un anno prima, nel 1754, diventando il primo a usare il Napoletano in una canzone religiosa. Entrambe furono pubblicate a Napoli e da quel momento divennero la vera colonna sonora di ogni Natale, la versione in Napoletano più ricca di simboli e struggente nel suo significato poetico, quella in Italiano più legata al sonetto e alla tradizione popolare sulla nascita di Cristo.